Caro Gianni,

ora che te ne sei andato, così prematuramente, la prima cosa che verrebbe da dire è che Pianaccio non sarà più lo stesso, per noi, senza di te. Ma questo mi sembra così scontato, così insufficiente!

Sono qui, davanti alla pagina bianca, per scrivere un “ricordo” di te, ma anche questo non mi sembra pertinente, un ricordo? Ma io di ricordi ne ho tantissimi! Penso a quando, ragazzina, ti venivo a sentir suonare con i “Giovani Lupi” e tu avevi i capelli alla Lucio Battisti prima maniera, oppure a quando entravo nel tuo bar, appena arrivata per le vacanze e tu mi salutavi con un: “A romanetta de Roma!”.

E a quando, con un’occhiata penetrante ai tuoi avventori, che da ore si sfidavano a scopone o a briscola e tressette, senza ordinare niente, chiedevi a mezza bocca: “Nessuno ha sete?”. Se poi restavamo davanti al bar a giocare fino a tardi, spegnevi le luci esterne, per farci capire che era proprio ora di togliere il disturbo!

E quando entravamo nel locale in folto gruppo, ordinando una cioccolata calda ciascuno? Quanto ti innervosivano quelle cioccolate! … Ti sarebbe costato di meno cucinarci un cinghiale intero! E a proposito di cinghiale, ti rivedo uscire dalla cucina, con quel fantastico cappello da cuoco, per chiederci come era il tuo cinghiale in umido e d’altronde, chi lo avrebbe potuto cucinare meglio di te?

Caro Gianni, se qualcuno mi sta leggendo dirà senza dubbio che sto parlando di me, di ricordi troppo personali. Beh, provate a ricordare Gianni, senza parlare anche di voi stessi, è difficile, molto difficile. Per me è stato impossibile.

È per tutto questo che Pianaccio non sarà più lo stesso, certo, ma forse non cambierà neanche così tanto come pensiamo ora, addolorati, non cambierà per il semplice motivo che tu, per noi, sei un po’ Pianaccio e ci penserà Pianaccio a tenerti con noi.

Valeria
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